Il sito della Beria Grande

L’edificio oggetto di intervento, la Cavallerizza, è parte del complesso storico della antica “Vigna” denominata Beria Grande.

Nella “Guida alle Ville e Vigne del territorio di Torino e contorni” di Amedeo Grossi (tomo II, Torino 1791) si parla della “Berlia villa con cappella […] sopra un bellissimo poggio”.

La Beria Grande è situata sul versante solivo della collina di Superga, lungo l’antico percorso che dalla strada Cartman, passando per i Tetti Bertoglio, la Beria, i Tetti Canera, raggiunge strada Superga in prossimità di Pian Gambino. Il percorso è rilevato dal Grossi nella sua Carta corografica, nella cosiddetta “Valle di Sassi”.

Vigne e Ville

Il contesto della Beria Grande è quello tipico di molte Ville e Vigne della collina torinese, a tutt’oggi si è qui conservato il contesto originario: tra i coltivi, sui pendii assolati, rari edifici con giardini sorretti e cintati da muri in pietra.

Un tempo le costruzioni, dette “Vigne”, erano destinate in parte alla residenza estiva del proprietario, in parte alla casa colonica, da cui si gestiva il territorio coltivato a vigne ed orti, producendo un consistente reddito, vista la vicinanza della popolosa città.

La Beria Grande, di origine seicentesca, ha subito varie trasformazioni. L’ala originaria era affacciata a mezzogiorno, poi la palazzina principale settecentesca fu rivolta a ponente, verso un vasto giardino piano, tutto perimetrato da muri in pietra (vedasi allegati stralci della “Carta Corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, Amedeo Grossi,  1791, Archivio Storico della Città di Torino” e del “Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Catasto Francese”).

All’estremità occidentale del pianoro, è presente la Cappella, edificata nel 1788 su progetto dell’arch. Paolo Francesco Rocca.

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La Cavallerizza Reale

Al complesso si è poi aggiunta la Cavallerizza, “la grande costruzione neoclassica che l’Accademia Militare Reale innalzò prima del 1820 e fruì sino al 1841 come casa di villeggiatura per gli allievi. Il vasto piazzale dei giardini, spogliato d’ogni frivolezza, si prestava egregiamente alle evoluzioni dei giovani cavallerizzi: si esibirono qui tutti i protagonisti piemontesi del nostro Risorgimento e spicca tra gli altri il nome di Camillo di Cavour.

Nel 1821, Cesare di Saluzzo, che comandava l’Accademia, mise a freno le irrequietudini degli allievi più consapevoli di quanto stava accadendo (alcuni congiuravano per raggiungere l’esercito ad Alessandria), sfollandoli in collina; ma neppure il Berlia gli parve sicuro, e preferì alloggiarli nel caseggiato annesso alla basilica di Superga.

Solo il 19 marzo decise di scendere al Berlia e il 23 aprile gli allievi tornarono a Torino, i più giovani felici del trambusto e delle distrazioni che avevano allentato la rigida disciplina, i più maturi scontenti per l’occasione che consideravano perduta” (Elisa Gribaudi Rossi, Ville e Vigne della collina torinese, 1981.  – Tra le fonti citate: Barbarava G. C. , La Regia Accademia Militare di Torino durante l’anno 1821, in La Rivoluzione piemontese del 1821, a cura di T. Rossi e C.P. Demagistris, 1927).

L’impianto planimetrico della Cavallerizza, così come si configura ancora oggi, è già chiaramente registrato nel Catasto Gatti (Andrea Gatti,  1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino) – dove peraltro si nota anche la scomparsa dei giardini – e nel successivo catasto Rabbini (Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino).

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Progetto per la Basilica sul sito della Beria Grande

La qualità ambientale di questo luogo, con il suo ampio pianoro panoramico, già attrasse il Duca Vittorio Amedeo II durante la sua ricerca di un sito adatto per  innalzare un tempio votivo, in memoria della vittoria sui francesi conseguita durante l’assedio del 1706.

Prima di erigere la basilica di Superga sulla sommità del colle, su progetto di Juvarra, fu infatti elaborato un progetto dall’architetto Antonio Bertola che prevedeva di insediare la basilica con il convento nel luogo in cui sorge la Beria Grande.

Sarebbe stata una valida collocazione per l’accogliente conformazione naturale e il clima mite, ed anche per la presenza di una cava di calce che avrebbe agevolato le fasi di costruzione. Ma in una lettera Carlo Francesco Boggio, parroco di San Giovanni, temeva che le amenità del luogo potessero distrarre i monaci del futuro convento: “sarebbe difficile che si potessero contenere dal non divagare, massime attesa la comodità delle vigne attigue, e degli abitanti di esse, specialmente di state e d’autunno, che gli sarebbero d’agevole invito a trattenersi seco e di passarsela ben soventi in private conversazioni” (Augusta Lange, I progetti dell’architetto Antonio Bertola per la chiesa di Superga, Società piemontese di archeologia e belle arti, 1962;  Elisa Gribaudi Rossi, Ville e Vigne della collina torinese, 1981).